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Vacanza Guyana: in Sud America tra atmosfere latine e musiche caraibiche


Viaggio nel più inglese dei paesi sudamericani, dove convivono le atmosfere latine con quelle caraibiche. Ricca di reperti del suo passato coloniale, ma soprattutto di fiumi che scendono impetuosi verso il mare dalla foresta pluviale, formando le più spettacolari cascate del mondo.



Il suo nome deriva da una parola amerinda che significa "terra dalle molte acque". E visitandola se me intuisce la ragione, e si capisce anche come mai questa terra sia diventata una delle mete preferite dagli ecoturisti. La Guyana, infatti, è nota per i suoi rapidi fiumi, da sempre utilizzati come importanti vie di comunicazione, che scendono dalla foresta pluviale verso il mar dei Caraibi. E che spesso danno forma a spettacolari cascate come quelle di Kaieteur, un drammatico salto di ben 226 metri (cinque volte e cascate di Niagara) che sono la principale attrattiva del paese. Ed è anche l'unico paese dell'America del Sud di lingua inglese, dopo un secolare passato coloniale vissuto come Guiana Britannica sino all'indipendenza raggiunta nel 1966.

Situata lungo la costa dell'America del Sud, la Guyana confina ad est con il Suriname, a sud con il Brasile, ad ovest con il Brasile e con il Venezuela e a nord guarda sull'Oceano Atlantico. Ha un clima tropicale, con piccole oscillazioni stagionali della temperatura, e può essere suddivisa in tre diverse fasce geografiche: una cintura di terre alluvionali lungo la costa protetta da un sistema di dighe e argini, un'area di dense foreste concentrate nella zona meridionale e occupa l'84 per cento circa del paese ed una regione interna di altipiani il cui punto di altitudine massima è la vetta del Monte Roraima, con 2.810 metri.

Gli abitanti originari della Guyana, gli amerindi Aruachi, oggi sono ormai ridotti a poco più di 30.000 e vivono nelle aree rifugiali più interne del paese, dove furono sospinti dai colonizzatori europei. I primi furono gli, olandesi, che si stabilirono qui intorno al 1615 all'epoca delle prime grandi navigazioni, pensando di trovare l'Eldorado, ma solo a partire dal XVIII secolo fondarono dei centri stabili e iniziarono ad organizzare la regione. Introdussero inoltre le colture di piantagione, dapprima quella del caffè, quindi, rivelatasi più redditizia, quella della canna da zucchero. Il dominio olandese terminò nel 1769, quando la Guyana entrò sotto il pieno controllo britannico, che terminò nel 1966, allorché il paese strappò l'indipendenza.

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Se gli olandesi importarono schiavi africani per le piantagioni di canna da zucchero (si calcola che su una popolazione totale di 100.000 abitanti, circa 80.000 fossero appunto ex africani), gli inglesi portarono, dopo l'abolizione della schiavitù nel 1834, i "loro" indiani, considerati più efficienti come manodopera a bassissimo costo. Oggi le due etnie sono gomito a gomito: gli indiani sono il 51 per cento, gli afro-americani sono il 43 per cento, e gli indigeni, rimasti al 5 per cento, sono stati, per così dire, espropriati di una terra che è un po' più di due terzi dell'Italia (215 mila chilometri quadrati) e che conta soltanto 838 mila abitanti.

La popolazione è scarsa e ha un basso tasso di crescita demografica. Si concentra soprattutto lungo la costa atlantica, mentre il resto del paese è in pratica vergine e inesplorato. Soltanto il 2 per cento delle foreste è stato abbattuto e la deforestazione procede a ritmi lenti. La ricca biodiversità della nazione è dunque rimasta in larga misura intatta, cosa che rappresenta il fascino di questo paese, capaci di dare forti emozioni ai turisti più avventurosi

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L'unica vera città della Guyana è Georgetown, situata alla foce del Demerara. Capitale e principale porto guyanense, nonché centro politico, amministrativo, economico e culturale. Fondata dagli olandesi (in un luogo conosciuto oggi come Stabroek), Georgetown ha però la tipica graziosa struttura urbana propria delle città coloniali d'origine inglese. Lungo viali alberati si trovano molti esempi di costruzioni coloniali del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Tra le cose da non perdere i giardini botanici tropicali, considerati tra i più belli al mondo, i coloratissimi mercati indiani e la cattedrale di St. George, considerata la costruzione di legno più alta nel mondo. La capitale è ricca anche di moschee e templi indù, che abbelliscono e rendono ancora più attraente la città attraversata da canali che ricordano la passata presenza olandese.

Interessante, dopo aver visitato Georgetown, è un'escursione verso le zone interne, toccando la fascia della foresta pluviale e le savane degli altipiani. Per visitare queste zone si può risalire in battello il corso dei fiumi. Sul battello fluviale o con un breve spostamento aereo si può raggiungere la città mineraria di Bartica, quindi le rovine di Kyk-Over-Al, antica base olandese del '600. Una volta la sede del governo olandese della contea di Essequibo, la cittadina di Kyk-Over-Al è stata costruita nel 1616 per proteggere la congiunzione dei fiumi Cuyuni e Mazaruni. Dopo quasi quattrocento anni, della cittadina rimangono soltanto le rovine dell'imponente fortezza, evocando qualcosa dello spirito degli avventurieri olandesi.

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Un' altra grande fortificazione è Fort Zeelandia, rimasto oggi praticamente intatto, innalzato nel diciottesimo secolo sull'isola omonima per sostituire il Fort Kyk-Over-Al. Infine, per completare il tour delle fortezze olandesi, conviene finire con una visita a Fort Nassau, situato a circa novanta chilometri dalla capitale sul fiume di Berbice. Costruito durante il diciassettesimo secolo ed è stato distrutto dagli olandesi durante una ribellione degli schiavi nel 1763.

Sempre nelle regioni interne si possono raggiungere le savane o i monti Imbaimadai luogo dei cercatori di diamanti. Un' altra tappa interessante è rappresentata dalla cittadina di Lethem con le pittoresche montagne Kanuku e le tribù indios che vivono nella zona. Ma la più grande attrattiva del Paese è rappresentata sicuramente dalle cascate Kaieteur fra le più imponenti di tutto il continente americano e tra le più alte al mondo costituite da un unico salto. Situate nel cuore della Guyana sul fiume Potaro, un affluente del grande Essequibo hanno contribuito a creare, grazie alle insolite condizioni create attorno alla cascata, un micro-ambiente affascinante, che include alcune specie identificabili soltanto in questa zona.

Le Kaieteur si trova in uno dei due parchi nazionali del paese, il Kaieteur National Park di circa 300 ettari. L'altro parco è quello di Iwokrama, da 360 mila ettari, che si trova nel centro della Guyana, tra i fiumi Essequibo, Siparuni e Takutu e subito a nord della savana di Rapununi. Altrettanto spettacolari sono le cascate Orinduik, che si trovano sul fiume Ireng, tra le colline delle montagne di Pakaraima, in una delle regioni più belle della retroterra della Guyana. Ideali per il relax, invece, sono le cascate Marshall, ad appena 35 minuti in barca da Bartica, oltre le rovine dell'antico forte olandese di Kyk-Over-Al. Sorta di Jacuzzi naturale dove i turisti possono bagnarsi, immersi nella bellezza stordente della foresta pluviale.

Per una vacanza meno avventurosa e più riposante, la Guyana offre anche eccellenti spiagge e baiette in perfetto stile caraibico. Tra le più celebri ci sono le Shall Beach, che si estendono per circa 140 chilometri lungo la costa nord occidentale della Guyana, nella zona fra il Pomeroon ed i fiumi di Waini. Sono formate da moltissime graziose baiette, luogo di riproduzione ideale per le tartarughe di mare. Quattro delle otto specie di tartarughe di mare del mondo vengono ogni anno qui fra marzo e luglio, strisciando sulla spiaggia nella notte, per scavare i nidi fra le rocce.

©vacanzemaldive.it

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